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Apple

Il mio Macbook ha recentemente compiuto quattro mesi ed è tempo per i primi bilanci. In tutta onestà finora, toccando ferro o bussando sul legno come fanno qui, è stata un’ottima esperienza. Provenendo dal frustrante mondo dell’informatica in cui nasce spesso il sospetto che nulla funzioni mai come dovrebbe, la conversione al Mac è stato un vero sollievo. In una parola funziona, senza continue interruzioni, seccature, imprevisti. Apro il portatile alla mattina e in un secondo posso cominciare a lavorare e godermi la durata della batteria che consente di essere indipendenti per tutto il giorno.

Il sistema operativo è ben fatto e da vero geek apprezzo molto l’ordine e la struttura che lo caratterizzano. Da notare che non lo riavvio da settimane senza alcun impatto negativo. I programmi sono spesso più semplici dei rispettivi su Windows o Linux, ma in compenso sono generalmente più affidabili. E’ vero quel che dicono che esistono meno applicazioni, ma onestamente per l’uso che ne faccio le necessità non si allontanano di molto da Chrome, Skype, Office e poco altro. L’unica seccatura finora è stata scoprire che Office per Mac è una versione monca dell’originale per Windows e soprattutto Excel è privo della maggior parte delle funzionalità avanzate.

Non nego inoltre che l’aspetto estetico giochi un certo ruolo. E’ bello. Compatto. Rifinito nei dettagli come nessun altro portatile. Ed è forse il mio aspetto ossessivo compulsivo che viene qui maggiormente stimolato da un oggetto evidentemente disegnato con buon gusto e progettato dal punto di vista dell’utente. Un approccio quasi unico nel settore che invoglia a chiudere un occhio sul prezzo un po’ più caro della media. Non ho difficoltà a comprendere come mai, una volta conquistati, gli utenti Mac difficilmente tornino indietro. Al di la di qualsiasi preferenza personale o filosofica, l’esperienza di utilizzo quotidiano è la migliore che abbia mai avuto in tanti anni.

E ora che esce Civilization V anche su Mac non manca proprio nulla!

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