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Attesissima seconda parte del post sui cinque pro del master pubblicato qualche mese fa. Segue il lato oscuro del master.

I topoi. Una serie di argomenti o esempi che ricorrono continuamente. Il primo a saltare fuori è stato Apple. Apparentemente l’unico esempio di impresa che fa marketing, strategia, risorse umane e tutto il resto. Quando c’è da proporre un esempio di azienda il primo che salta fuori è sempre Apple. La prima volta è stato interessante, la seconda un po’ meno, la terza mi sono chiesto se alcuni dei miei compagni sono in grado di alzare la testa per cercare un esempio al di fuori del banco. Ma Apple non è sola. Un esempio di insieme di valori di un consumatore per la lezione di marketing? E’ regolarmente l’esempio di una persona sportiva, che si nutre bene e rispetta gli altri e l’ambiente. Zero fantasia oltre che zero realismo.

Il forzatissimo applauso a fine lezione. Durante la settimana di orientamento aveva anche senso, c’erano ospiti e oratori, il presidente di qui e il direttore di la. Certo non mi sarei aspettato che alla fine di ogni due ore di lezione dovesse scattare l’applauso. Finirà che chiederanno anche il bis. Forse ricordo male, ma al Politecnico l’applauso se lo sono meritato ben in pochi e solo per performance al di sopra della norma. L’unico aspetto positivo e vedere la faccia terrorizzata di alcuni quando la clac non fa il suo dovere, chissà come se la prende il professore se nessuno applaude!

Il tenue sottile malcelato autocompiacimento. Qui nessuno è stupido, tanto meno ingenuo, e tutti si rendono perfettamente conto non solo di essere dei privilegiati, ma anche di essere di quella parte dei privilegiati che gode di una discreta intelligenza. Prima ancora di ricevere il diploma è già nato quel clima da ritrovo di ex compagni di università in cui ci si erge al di sopra delle masse e ci si complimenta a vicenda per la propria superiorità. Non che non gradisca, ma è prematuro.

L’ossessione per le presentazioni. Ho fatto più presentazioni in due mesi di master che in cinque anni di lavoro a contatto con i clienti. Qualsiasi compito a casa sfocia in una presentazione in classe, i lavori di gruppo devono essere presentati davanti alla classe, ogni tanto anche le brevi discussioni tra compagni pare che meritino di essere riproposte a tutti e cento gli altri. E da un lato è utile e un’ottima preparazione a parlare in pubblico senza imbarazzo, dall’altro è uno strazio assistere a quelli che ancora non hanno capito che parlare allo schermo invece che al pubblico è poco efficace.

Gli autoproclamati protagonisti. Al Politecnico ne ho conosciuti quattro nel corso di sei anni, qui c’è n’è almeno due o tre ad ogni lezione. Quelli che hanno sempre la mano alzata, hanno sempre un’esperienza da raccontare, hanno sempre qualche commento che non può aspettare. Alcuni probabilmente si rendono conto di non risultare graditissimi al resto degli studenti e allora si spingono addirittura a fare battute di spirito con il professore sperando che due risate risollevino la propria fama con la classe. Come se non si fosse capito che leggono i curriculum dei professori per essere sicuri di far loro domande sugli argomenti parte delle loro ricerche.

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