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Pizza

Erano diverse settimane che volevo cucinare una pizza. Non riuscivo nemmeno a ricordare l’ultima volta che mi ero dedicato a preparare il piatto italiano che più mi manca da queste parti. E quando le giornate sono affollate di impegni ed attività è piacevole trovare un piccolo desiderio e programmarne la realizzazione volta per volta, pregustandone ogni dettaglio. E’ stato proprio così per la pizza. Ho lentamente radunato le idee sull’occorrente per la preparazione e nel corso di quasi un mese mi sono piano piano procurato strumenti ed ingredienti. La preoccupazione principale era convincersi di avere tutto, allocare qualche ora della mia fitta agenda per travestirsi da pizzaiolo e scoprire solo alla fine che qualche requisito fondamentale era stato dimenticato. Non reagisco bene quando mi sono predisposto mentalmente per molto tempo ad un evento piacevole ed all’ultimo momento per qualche ragione non si verifica.

Finalmente il momento propizio si è presentato, tutti gli ingredienti a cui potevo pensare erano in casa e all’ultimo mi sono procurato due belle teglie rotonde antiaderenti e del formaggio ottimisticamente definito “da pizza” sulla confezione. Ingenuamente ero convinto che il momento cruciale sarebbe consistito nella preparazione della pasta, cosa che invece, nonostante abbia dovuto aggiungere il lievito all’ultimo perchè me l’ero dimenticato, si è rivelata un compito abbastanza semplice. Il vero dramma si è consumato quando, una volta stesa la pasta ed aggiunto i condimenti, il forno ha cominciato ad emettere fumo come una primitiva locomotiva. E’ stato allora che per qualche secondo ho sentito il progetto pizza sfuggirmi dalle mani e diventare ragione di una di quelle famigerate lune storte per cui sono celebre. Era accaduto che qualcuno -e non intendo certo accusare- dopo aver cucinato chissà cosa non aveva pulito bene il forno, con il risultato che i resti del cadavere si stavano stancamente carbonizzando mettendo conseguentemente in costante allerta l’allarme antifumo. Non c’è niente di conciliante quanto un buon cicalino quando si sta cercando di risolvere un problema. Fu allora che intrapresi l’eroica sfida di pulire con una paglietta l’interno del forno ancora caldo. Se vi dovesse capitare una circostanza analoga non fatelo.

Nonostante le peripezie, l’epilogo è da fiaba Walt Disney. Due belle teglie di pizza al pomodoro fresco in pasta sottile sono uscite dal forno dopo poco meno di una ventina di minuti di fuoco a 350 gradi -non so se Celsius o Fahrenheit- e sono state divorate rapidamente, nonostante il non ottimale livello di cottura di cui ovviamente l’unico responsabile non può essere che il forno.

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