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Scrooge McDuck

Riflettevo oggi su quanto diversi siano gli scopi impliciti delle discipline impartite ad ingegneria ed in un corso di economia. E mi stupisco di giungere a questa considerazione solo ora, dopo cinque mesi in cui trascorro la maggior parte delle mie giornate a studiare. Ma è pur vero che sovente nell’entusiasmo e nell’impegno di agire si dimentica facilmente quale fosse l’obiettivo verso il quale si tende e ci si sorprende affaccendati in mestieri distanti dalle proprie tendenze, deviati dalla corrente di quel che fan tutti.

Ebbene durante i gloriosi anni di ingegneria in Piazza Leonardo da Vinci lo scopo non dichiarato è sempre stato quello di risolvere problemi. Che problemi? Tutti quelli che la tecnica e l’ingegno possono aiutare ad affrontare. I civili risolvono il problema di attraversare un fiume costruendo ponti, gli aerospaziali risolvono il problema del trasporto perfezionando aerei, gli informatici risolvono il problema di avere troppo tempo libero inventando Internet. L’obiettivo è chiaro, giungere a soluzioni che rendano migliore la vita dell’uomo, ogni uomo, non solo quello che è giunto alla soluzione.

Oggi, a circa un quarto del mio MBA, mi rendo conto che tutto quello che sto studiando ha l’unico innegabile scopo di generare denaro, indipendentemente da come e perchè. Le più comuni teorie economiche si basano sull’ipotesi di ingordigia, ossia che qualsiasi parte coinvolta, posta davanti ad una scelta, preferirà avere di più che di meno. Il sistema di strumenti e tecniche decisionali che discende da questa premessa è creato per favorire la ricerca della scelta ottima, quella che frutta il profitto più alto. E per quanto trovi estremamente interessanti da mille punti di vista tutte le discipline che sto studiando, non posso che constatare la trivialità e l’egoismo del perseguire in ogni modo la moltiplicazione dei propri averi.

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