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Olhe onde pisa para nao se machucar

Va da sè che nelle ultime settimane sono stato interrogato più volte da conoscenti locali sull’incresciosa situazione politica italiana ed i continui scandali che ormai si susseguono quotidianamente senza poi nemmeno sollevare troppa polvere. E’ un’impresa estremamente ardua spiegare la prospettiva del nostro paese e la debole risposta degli italiani nei confronti di avvenimenti che all’estero sono percepiti come assolutamente intollerabili. E di certo non tutte le risposte portano al diretto interessato. L’Italia è un paese maschilista da ben prima che il sedicente imprenditore cominciasse a mandare in onda soubrette in prima serata. Il clientelismo ed i favori sottobanco sono un sistema che la nostra penisola conosce da secoli e con cui ha imparato a convivere pacificamente, adattandosi invece che combattendo. La cultura della furbizia maliziosa e del farla franca è parte del modo di vivere dell’italiano medio che non si fa certo scrupoli a cercare scorciatoie e accomodamenti. Se oggi uno dei nostri rappresentanti incarna pubblicamente questi tratti è perchè la maggior parte degli italiani lo ha eletto e, se non è ancora stato costretto alle dimissioni, se ancora circola a piede libero, è perchè in fondo la maggioranza non lo ritiene colpevole. E’ facile puntare il dito contro il capro espiatorio ed è ancora più facile illudersi che quando il capro non ci sarà più tutti i problemi saranno risolti. La resistenza sfacciata dell’innominato di Arcore, i più chiacchierati che condannati scandali del Bunga Bunga e la demolizione della giustizia in pieno giorno non sono altro che la punta di un iceberg.

E il problema ormai non riguarda più solo l’Italia, il presidente Mubarak è su tutte le furie per il caos che è venuto fuori in Egitto dopo che si è diffusa la notizia delle poco raccomandabili frequentazioni della nipote.

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