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Smartphone on the bus

Gli autobus di Vancouver sono uno dei luoghi più socialmente inospitali che abbia avuto la sventura di visitare ripetutamente. Il passeggero medio dà l’impressione di fare tutto il possibile per ignorare le persone circostanti come se non esistessero. Alcuni trascorrono tutto il viaggio a fissare un punto nel vuoto, scelto accuratamente in modo tale che nessuno dei presenti possa avere il sospetto che li stiano osservando. Altri ricorrono allo stratagemma di dormire, o fare finta, quasi sempre finendo per esibire espressioni degne di fenomeni da baraccone. Pochi colgono l’occasione per leggere, senza dubbio la scusa migliore per isolarsi dal gruppo. Le interazioni sociali sono deplorate come se la prossimità di altri esseri umani fosse il vero prezzo da pagare per avvantaggiarsi del trasporto pubblico. Evitare qualsiasi tipo di situazione definibile come “awkward” (scomoda, imbarazzante, inopportuna) derivante dall’interazione con estranei, è l’ossessione più diffusa.

E’ stato così che l’ampia disponibilità e la rapida diffusione degli smartphone ha finalmente offerto una soluzione definitiva alla presenza di sconosciuti nell’area personale. I vari iPhone, Blackberry, Android offrono una validissima scusa per trascorrere l’intero viaggio fissando il piccolo schermo alle prese con attività ben più gratificanti di qualsiasi rapporto umano. Per diretta esperienza la vasta maggioranza dei passeggeri trascorre gran parte del viaggio alle prese con smartphone, lettori di e-book, iPad o qualsiasi dispositivo offra una buona scusa per fissarsi il palmo delle mani il più a lungo possibile. Non solo, molti scelgono anche di isolarsi acusticamente in modo da non rischiare di essere distratti durante l’ennesima partita di Angry Birds. La globalizzazione e lo sviluppo dell’alta tecnologia sembrano avere il curioso doppio effetto di ridurre le grandi distanze e dilatare quelle brevi.

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