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Writing

Mi sconvolge che oggi, nel 2011, possano essere iscritti ad un corso post-laurea individui che non padroneggiano adeguatamente la complessa ed arcana arte della scrittura. Mi sconvolge che uno straniero come il sottoscritto si debba trovare nella paradossale posizione di essere il revisore ufficiale di tutta la produzione scritta di un gruppo di quattro persone che, secondo i criteri di ammissione dell’ateneo, dovrebbero aver superato il TOEFL con un voto minimo di 100/120. Mi sconvolge che persone adulte osino consegnare una relazione senza averla non solo riletta, ma nemmeno verificata dal punto di vista ortografico.

Probabilmente non sono al corrente che oggi la maggior parte dei programmi di scrittura, perfino quelli gratuiti online, eseguono gran parte del lavoro più tedioso automaticamente. Non scendo nei dettagli a proposito della formattazione ed impaginazione di tale produzione. Mi rendo conto che solo alcuni siano così sensibili da inorridirsi davanti ad un paragrafo di cinquanta righe, in font di diverse dimensioni, allineato male. Suggerirò a Microsoft di aggiungere una nuova funzionalità a Word: quando si cerca di salvare un documento formattato male, il cane assistente di Office defeca sul documento.

Forse, quando tempo fa mi lagnavo delle carenti conoscenze scientifiche dell’adulto medio ed evocavo a gran voce le antiche radici della matematica, avevo inavvertitamente dato per scontato che le capacità di espressione tra esseri umani della stessa cultura avessero raggiunto una soglia accettabile. Che ci fosse, per quanto semplice ed arida, una lingua comune, un codice attraverso il quale due o più esseri senzienti potessero trasmettere pensieri, descrivere luoghi e persone, definire mutui accordi. Non è così. Anche ai più alti livelli dell’istruzione ci si imbatte nell’ignoranza delle regole più basilari di composizione di un testo scritto. Da domani si torna ai gesti e ai versi, unico vero comune denominatore.

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