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Osama Bin Laden è stato ucciso nelle scorse ore da un commando americano in Pakistan. Dopo dieci anni dall’attentato delle torri gemelle giustizia è servita. Giustizia all’americana ovviamente. Una giustizia che non è cambiata molto da quando diverse decadi or sono lo sceriffo affiggeva i manifesti con le taglie sulle teste dei banditi. Vivo o morto. Così è stato. E morto è più comodo per tutti, solleva la nazione dal peso di uno scomodo processo sotto gli occhi del mondo e risparmia di rimestare nel torbido di quello che è realmente accaduto nel 2001. I morti non parlano.

Ancora più triste è vedere Obama (purtroppo non lo stesso a cui auguravo buon lavoro due anni fa) tenere un discorso nelle vesti di chi giustifica ed inneggia la vendetta. Gli Stati Uniti sono la nazione migliore del mondo, se venite a darci noia vi inseguiamo anche per dieci anni pur di restituirvi con gli interessi i danni che ci avete inflitto. Nessuno pensi di farla franca, alla fine vinciamo sempre noi. Un punto di vista arrogante e vendicativo che già è fin troppo comune tra la popolazione e per di più viene legittimato ufficialmente dal presidente. Nessuno si stupisca poi se i terroristi non mollano. Nessuno si stupisca poi se i cittadini americani tendono a farsi giustizia da sè con gli effetti collaterali che spesso finiscono sui giornali. La legge del taglione è ancora viva nel 2011, Hammurabi ne sarebbe fiero.

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