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Sì o no

Le emozioni politiche primaverili in terra d’Italia non sono ancora terminate, ma a questo giro sono chiamato anch’io a partecipare alla festa, nonostante le migliaia di chilometri che mi separano dal suolo natio. Finalmente mi sono state recapitate per posta le quattro schede elettorali del referendum in programma per il prossimo fine settimana. Ormai ho familiarità con la procedura, non è la prima volta che voto da qui, ma non nego che l’arrivo della voluminosa busta con mittente il consolato generale d’Italia provochi sempre un certo effetto. Probabilmente è uno dei momenti che più evidentemente mi ricordano le origini e richiamano ai doveri civici della patria. Votare è diritto e dovere di ogni cittadino, ripeteva la maestra delle elementari. Presto potrò addirittura esercitare questo diritto in ben due paesi.

Nessun periodico nazionale sembra dare il dovuto rilievo al referendum nonostante la data sia ormai vicina. E questo onestamente ormai non stupisce. Privatizzazione dell’acqua, produzione di energia nucleare sul territorio nazionale e “legittimo” impedimento sono le materie della consultazione. In realtà solo al massimo due dei quesiti hanno senso di essere sottoposti alla popolazione. Sul nucleare il popolo italiano si è già espresso chiaramente in passato. Inoltre oggi, proprio quando il resto del mondo investe nello sviluppo delle energie rinnovabile, anche ignorando i rischi per l’ambiente, riproporre l’utilizzo di un combustibile che farà la fine del carbone e del petrolio equivale a suggerire alla nazione un pessimo investimento. Il legittimo impedimento non dovrebbe nemmeno esistere. Trovo ridicolo che gli italiani siano chiamati ad esprimersi su una norma evidentemente anticostituzionale. Per quanto riguarda le ultime due schede in linea di principio non sono favorevole a privatizzare acqua, aria, sole ed altri beni indispensabili al mantenimento della vita sulla Terra. La comunità ne deve conservare il controllo dell’offerta e del prezzo ed assicurare che non siano fonte di profitto per terzi. Non nutro speranze esagerate sull’esito del referendum, ma mi auguro che sia un’altra occasione per confermare il ritrovato coinvolgimento degli italiani nella politica.

Bonus a chi coglie il riferimento del titolo.

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