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Vancouver in disordine

La serie finale dei playoff di hockey si è trascinata fino ad un’ultima gara 7 a Vancouver, decisiva per l’assegnazione della Stanley Cup. Da appassionati di sport non era difficile prevedere un risultato sfavorevole visto il notevole calo di prestazioni dei Canucks nelle ultime settimane e la straordinaria prova di concentrazione del portiere avversario. Nelle sei partite precedenti, pur avendone vinte tre, Vancouver aveva messo a segno solo otto gol contro i ben diciannove degli avversari. Sarebbe stata una rapina privare i Bruins del titolo dopo una prova così convincente. Da pur moderati tifosi però la possibilità di vincere per la prima volta la Stanley Cup era troppo ghiotta per perdersi in statistiche e l’eventualità di partecipare alla festa di una città intera ha spinto anche i non fanatici a seguire l’evento. La finalissima però ha riservato ben poche emozioni per i canadesi e già sul 2-0 per Boston era chiaro che le probabilità di ribaltare il risultato erano estremamente esigue. A pochi minuti dal definitivo 4-0 però è risultato evidente che la serata sarebbe stata ricordata per altri motivi.

Dalla zona di downtown dove erano stati installati i megaschermi e dove si erano radunate decine di migliaia di sostenitori ha cominciato a sollevarsi una colonna di fumo. Mentre la maggior parte dei presenti si allontanava mestamente, una minoranza di disgraziati ha cominciato a sfogare la propria frustrazione sugli oggetti circostanti. Scenari di guerriglia urbana si sono succeduti rapidamente su Granville e West Georgia nel cuore della città mentre numerose pattuglie erano alle prese con il controllo dell’ordine pubblico. Numerose auto sono state date alle fiamme, negozi saccheggiati e vetrine distrutte in alcune ore che hanno trasformato la tranquilla e civile Vancouver in un palcoscenico di guerra che ha lasciato esterrefatta la popolazione, indignata per l’accaduto ed imbarazzata dalla figuraccia internazionale rimediata.

E’ stato proprio questo rifiuto che ha spinto i veri vancouveriti ad organizzarsi nella notte con l’aiuto dei social media e darsi appuntamento alla mattina in centinaia per ripulire il centro ed aiutare la città a riprendere dignità. Allo stesso tempo sono nati diversi gruppi su Facebook con lo scopo di raccogliere fotografie e filmati dei disordini da consegnare alle forze dell’ordine per consentire l’identificazione dei responsabili. Nonostante la sciagurata opera degli onnipresenti facinorosi, Vancouver dimostra di essere una città che si prende cura della comunità e delle aree pubbliche con la stessa premura con cui si protegge casa propria.

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