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Questa è la migliore traduzione che sono riuscito a dare di “Sustainable Entrepreneurship”, titolo di uno dei corsi che sto seguendo in queste settimane. UBC è apprezzata in tutto il mondo per l’esplicita specializzazione su tematiche climatiche e ambientali e questo ciclo di lezioni ha lo scopo di offrire esempi di come sia possible avviare imprese che incorporino nella strategia aziendale caratteristiche sostenibili, in particolare nel campo della riduzione delle emissioni di anidride carbonica. In altre parole si potrebbe definire la disciplina come l’insieme dei processi, prodotti e servizi che non solo hanno un’impatto positivo sull’ambiente ma sono anche in grado di generare flussi di cassa e favorire lo sviluppo di imprese. Esempi di successo di questa nuova industria sono numerosi ed alcuni anche estremamente noti, per esempio il progetto Better Place di Shai Agassi, protagonista del Weekend Short Flick di settimana scorsa.

Essendo sia interessato a nuovi progetti imprenditoriali sia sensibile alle tematiche ambientali ho visto questa come un’ottima opportunità di unire le due. In particolare mi è piaciuto l’approccio che unisce il profitto alle iniziative sociali ed ecologiche. Quello che a mio parere in passato è sempre mancato è una motivazione concreta delle imprese ad adottare politiche sostenibili. In sostanza, presentando il problema solo dal punto di vista della responsabilità civile nei confronti del pianeta, mi pareva improbabile che un’organizzazione a fini di lucro scegliesse incorrere in ulteriori spese per ad esempio ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica, se non a scopi di immagine. Ma se lo stesso investimento potesse avere un impatto positivo sugli introiti o ridurre le spese, da scelta politica o sociale o di immagine nei confronti dei clienti, l’iniziativa si trasformerebbe in economica e davanti ad un’occasione di incrementare gli utili pochi si tirano indietro.

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