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Il tessuto sociale di Vancouver può essere segmentato in svariati macrogruppi con caratteristiche comuni. Come, almeno ai miei tempi, a Milano c’erano tamarri, fighetti, alternativi e simili, anche qui categorie della popolazione, consciamente o meno, presentano comuni valori, abitudini, stili di abbigliamento e luoghi di aggregazione. Sebbene non tutti gli individui siano riconducibili ad una singola categoria, spesso aspetti dell’una o dell’altra sono presenti nella maggior parte. Ho cercato di raccogliere alcune di queste correnti e descriverle secondo la mia personale esperienza. Se qualcuno legge da Vancouver o conosce la città e può aggiungere dettagli sarò molto grato.

Vancouveriti

Sportivi. Sono riconoscibili perchè in ogni stagione indossano l’abbigliamento tecnico più appropriato, di cui usano tutte le funzionalità. Sono quelli che hanno le giacche perfette per ogni condizione meteorologica, pagate una fortuna ma scelte accuratamente per le loro caratteristiche tecniche. Che fuori ci sia una bufera di neve o un tornado, dentro il loro abbigliamento è sempre come stare a casa davanti al focolare. Vivono per stare all’aperto a contatto con la natura. E’ facile trovarli a lavorare nei rifugi di montagna o come guide alpine. Trascorrono le vacanze in lunghi trekking in solitaria in terre sperdute esercitando le proprie capacità di sopravvivenza. In città hanno spesso l’aria di un leone in gabbia, tristi e depressi, in attesa di poter tornare liberi all’aperto. E’ raro vederli nei locali perchè nei fine settimana sono sempre fuori città, al mare o in montagna, il più lontano possibile dalla civiltà.

Hipster. Disprezzano la società di cui fanno parte e vogliono che tutti lo sappiano. Amano tutto ciò che gli altri rifiutano ed ostentano un gusto estetico estremamente insolito. Occhialoni da nerd, pantaloni attillati e consunti, camice e giacche di riciclo fanno parte della loro divisa, apparentemente un’accozzaglia di indumenti di seconda mano, in realtà accuratamente selezionata in boutique specifiche tutt’altro che economiche. Si riuniscono nei locali meno appariscenti e più trasandati, salvo trasformarli in chic non appena un numero sufficiente di essi li frequenti, causando un’immediata migrazione verso un nuovo luogo disadattato. Sono particolarmente appassionati di tutta la musica che non vende più di mille copie e si vantano di citare talentuosi artisti locali che nessuno ha mai sentito nominare. Sono una subcultura che non vuole essere identificata come tale, rinnegano il loro essere “hipster” e reclamano l’unicità dell’individuo sebbene seguano tutti uno stile molto simile.

Hippy. Conosciuti anche come figli dei fiori, sono parte integrante della storia dell’Ovest nordamericano che hanno contribuito a colonizzare. Non si vedono spesso in città e condividono lo stesso sguardo melanconico degli sportivi quando sono costretti a starci per un lungo periodo di tempo. Vivono di un contatto spirituale con la natura e dei suoi frutti. Rifiutano la società attuale fondata sull’egoisimo, la carriera, la crescita economica e tecnologica, e preferiscono il contatto con tutti gli esseri viventi che considerano liberi dalle imposizioni del consumismo. Sono spesso circondati da animali con cui stabiliscono un rapporto paritario e con cui riescono a comunicare in modo straordinario. Molti vivono su Vancouver Island in piccole comunità o in case isolate rese autosufficienti tramite la coltivazione e l’allevamento.

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