Tag

, , , , ,

Dessert

Sono ormai sempre più sospetto nei confronti dei piatti che si presentano troppo bene. La cortina di fumo comincia dalla descrizione sul menu che sarebbe in grado di trasformare un brodo di dado in un raffinato consommè dai sapori antichi. Se la descrizione del piatto si prolunga oltre una riga, probabilmente è opportuno inarcare un sopracciglio e prendere in considerazione l’ipotesi di essere finiti nel posto sbagliato. Se il menu include vocaboli in più di tre lingue e ricorre a termini metallurgici od industriali per descrivere il vostro pranzo, molto probabilmente vi serviranno porzioni così minuscole che, dopo aver saldato il conto più caro della vostra vita, non penserete ad altro che raggiungere il più vicino McDonald’s per non svenire dall’inedia. Quando il personale di servizio si avvicinerà con il vostro cibo tutti i sospetti saranno confermati dalla forma del piatto -da evitare qualsiasi forma non tonda- e dalla composizione artistica. Più la pietanza assomiglia ad un’opera che non stonerebbe al MoMA, più probabilmente le aspettative del palato saranno miseramente deluse.

Ad essere onesti ho notato che paradossalmente quest’ossessione per la presentazione del piatto è sensibilmente più frequente a Vancouver piuttosto che a Milano. Anche nei pub più popolari perfino i classici hamburger sono elevati a cibo nobile attraverso complessi processi creativi. E di conseguenza i locali che ritengono di servire una clientela più raffinata si sentono costretti a rilanciare, dando a volte l’impressione di puntare più sull’ingannare l’occhio che coccolare la papilla. Le velleità di ricercatezza alimentano l’illusione di avvicinare anche solo un poco i pratici canadesi all’elegante, amata ed odiata, tradizione del vecchio continente.

L’abc della psicologia conferma che se l’aspetto è piacevole si è più propensi a giudicare positivamente la sostanza. Il ricorrente principio del “kalòs kai agathòs”. Per non farvi ingannare dai bug del vostro cervello, provate una volta ad assaggiare un piatto senza vederlo prima. Scommetto che sarà più difficile del previsto distinguere il ristorante di classe che avete prenotato con tre mesi d’anticipo, dalla bettola presso cui vi nutrite a pranzo quando non avete che due spiccioli in tasca.

Annunci