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Uova

Ho avuto modo in passato di osservare quanto la razza umana abbia sviluppato l’insopportabile abitudine ad ingerire qualsiasi tipo di sostanza organica pur di provvedere al proprio nutrimento. Recentemente ho allargato le riflessioni di carattere naturalistico alle funzioni riproduttive ed al processo così assurdamente inefficiente che i mammiferi in generale e gli umani in particolare hanno adottato per assicurare la propagazione della specie. Come sto per dimostrare, a mio parere si tratta di un apparente paradosso della teoria di Darwin secondo la quale la spunta sempre la specie che meglio si ingegna alla sopravvivenza.

Propugno la teoria che nell’ambito della riproduzione sessuata l’idea che hanno avuto pesci, rettili e uccelli di far avvenire lo sviluppo iniziale della loro prole al di fuori del corpo di un essere adulto è migliore di quella della maggior parte dei mammiferi in modo schiacciante. Non me ne voglia l’ornitorinco, tra i pochi mammiferi a deporre uova, che dimostra certo una marcia in più. Non identifico alcun vantaggio nel trascinare per settimane dentro al proprio corpo la propria discendenza con tutti i fastidi che ci si assume e i pericoli a cui la si espone. Il diretto collegamento tra gli organi dell’adulto e il piccolo fa sì che eventuali tossine, infezioni e malattie siano condivise tra i due, incrementando notevolmente le probabilità di incidenti. Senza contare che, dopo aver fatto ben crescere il nascituro, bisogna in qualche modo espellerlo dal corpo, procedimento tutt’altro che piacevole nel migliore dei casi.

Se veramente l’homo sapiens fosse il primo della classe nella selezione naturale si sarebbe evoluto diversamente. E oggi le mamme deporrebbero agevolmente un uovo da tenere in una cesta sul calorifero per qualche mese per poi invitare tutti i parenti a casa per la festa della schiusura, altro che ospedali, flebo e antidolorifici.

Ecco, in conclusione sono magari anche d’accordo con la comune osservazione che gli umani -comunque non tutti- siano più intelligenti delle altre specie e che questo di per sè sia già un gran vantaggio. Ma questo non significa che si debba ignorare tutti gli altri aspetti, come dimostra l’esempio di cui sopra. E non direi certo di no ad altre comode abilità, come gli occhi a trecentosessanta gradi delle vespe, i piedi con le mani delle scimmie, o la cresta dei tacchini.

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