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Canucks

Ci risiamo. E lo dico quasi con fastidio perchè ormai è diventata un’ossessione che sconfina nell’autolesionismo. Per l’ennesimo anno i Vancouver Canucks si sono qualificati per i playoff e per la seconda stagione consecutiva hanno concluso il campionato regolare in prima posizione, conquistando dunque il President’s Trophy, ambito quanto il trofeo Berlusconi. Infatti il “trofeo” non vale proprio nulla, non ne voglia il presidente, in quanto la vera fase calda della NHL è ancora da venire ed è con essa che si assegnerà la ben più prestigiosa Stanley Cup. Qualcuno ricorderà anche che l’anno scorso Vancouver si è fatta soffiare la coppa proprio all’ultimo dai Boston Bruins ed ha poi concluso la manifestazione nella maniera meno elegante, sia per la squadra stritolata senza speranze dagli avversari, sia per la città devastata in modo selvaggio.

Sempre di più questi Canucks assomigliano all’Inter degli anni 90: tanto fumo e motorini dagli spalti, poco arrosto e “tituli”. Fatta salva una coppa Uefa che valeva quanto il President’s Trophy oggi.

Dopo la figuraccia dell’anno scorso la città sembra quasi ignorare i playoff di quest’anno e non so nemmeno se chiamarla scaramanzia. La febbre è ancora da salire se si escludono i soliti fanatici che appendono le bandiere all’auto dopo ogni vittoria e indossano la casacca ufficiale anche per il matrimonio. Ma tra poco più di un’ora i Canucks affronteranno i Los Angeles Kings per il primo game dei sette possibili di questo primo round. Solo pensare alle decine di partite che, ahimè, la città ed i suoi abitanti hanno di fronte a sè fa rabbrividire, perchè anche per chi ama lo sport una partita ogni due giorni per due mesi diventa stucchevole. Soprattutto se alla fine si torna a casa a mani vuote.

Aggiornamento: e infatti hanno già perso, 4-2 in casa da sciocchi. Un gol per parte per periodo, poi gol dei Kings a tre minuti dalla fine e inevitabile empty-netter. Senza speranze.

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