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Sunset

Siamo sette miliardi. L’umanità intendo. All’inizio del novecento eravamo solo poco più di un miliardo e mezzo, ma, nonostante abbiamo fatto del nostro meglio per contenere la crescita nel corso di due conflitti mondiali, già negli anni sessanta la popolazione mondiale era raddoppiata. Da allora la crescita esponenziale degli abitanti del pianeta non è mai diminuita sebbene la distribuzione sia notevolmente cambiata, impennandosi in Asia e addirittura annullandosi in Europa. Fingendo disinteressato cosmopolitismo e sincero interesse per le sorti della razza umana è difficile ignorare statistiche come queste quando si pensa a tracciare il futuro del prossimo secolo.

Eppure questo sembra essere l’elefante nella stanza (passatemi l’espressione inglese) che nessuno vuole vedere. L’ormai di moda sostenibilità predica l’efficienza ed il risparmio di energia e risorse, non solo per la preservazione di una ambiente che consenta la vita sulla terra, ma anche per garantire la disponibilità dei beni e servizi necessari ad ogni essere umano. Sacrosanto. Lo spreco è un delitto a maggior ragione in un’epoca in cui l’avanzato stato della tecnologia lascia davvero poche scuse per continuare a consumare come selvaggi. La distribuzione equa delle risorse comuni (e rimando ad un post precedente sulla proprietà privata) per ottenere un minimo livello di benessere per tutti è uno di quei traguardi che l’umanità dovrebbe raggiungere per mantenere la propria stessa dignità.

Ma focalizzarsi sull’efficienza tecnologica, la responsabilità civile e l’equità sociale significa aggredire il problema da un lato solo. Tutta la tecnologia di Star Trek e l’equità di Madre Teresa non saranno in grado di mantenere in condizioni dignitose un’umanità che prima del 2030 conterà otto miliardi di individui e per il 2050 nove miliardi. Senza contare le imprevedibili dinamiche sociali che queste proporzioni favoriranno. Non si può chiudere gli occhi sull’aspetto che ha di fatto scatenato il problema. Perchè se fossimo centomila ad abitare la Terra potremmo tranquillamente avere una centrale a carbone cadauno senza preoccuparci tanto degli orsi bianchi.

La risposta è semplice ed ovvia, così ovvia che non posso credere che non sia già sul tavolo. Limitare la natalità. E con questo non voglio evocare drammi da tragedia cinese con le mamme che buttano le bambine nei fiumi. Comportiamoci in maniera responsabile e procreiamo una volta per uno. Facile da dire in occidente, meno nei paesi in via di sviluppo dove le braccia contano ancora, ma nella prossima decade anche questo divario si assottiglierà.

Meno siamo meglio stiamo.

Aggiornamento: Mi rendo conto di essermi espresso male, nonostante gli sforzi in senso contrario. Non suggerisco di eliminare nessuno, nè la gioia dei bambini, nè la tristezza degli anziani. Semplicemente propongo di stabilire una quota di un figlio a persona. Una famiglia ne potrebbe avere fino a due oppure scambiare quote aggiuntive con chi non le utilizza. E sono comunque più che entusiasta di sentire soluzioni alternative al problema, ammesso che abbiano un minimo di realismo e che non deleghino implicitamente la soluzione a chi verrà tra cento anni.

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