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Non sono mai stato un gran appassionato di Olimpiadi, preferendo ad esse le competizioni internazionali specifiche di ogni sport. Negli ultimi anni però, complice l’aver vissuto da vicino le Olimpiadi invernali di Vancouver 2010, ammetto di apprezzarle notevolmente di più.

Nonostante il fatto che comunque le discipline più popolari ricevano inevitabilmente più attenzione, le Olimpiadi sono l’unica vera occasione di apprezzare e spesso essere personalmente incuriositi da tutti quegli sport che vengono quotidianamente ignorati a favore dei soliti spettacoli di massa, il calcio in Europa, l’hockey in Canada, il football negli Stati Uniti e via dicendo. Solo in occasione delle Olimpiadi l’Italia può sfoggiare al mondo la propria maestria nella scherma, o l’Etiopia mostrare la tenacia necessaria a vincere le gare di fondo, o gli Stati Uniti ribadire la superiorità dei propri taurini atleti nel nuoto. E solo in occasione delle Olimpiadi escono dalla propria nicchia e ricevono il plauso che meritano atletica, canottaggio, tiro con l’arco o triathlon.

Mi affascina pensare che alcune di queste discipline rimangano accessibili a livelli competitivi alla maggioranza della popolazione. E se uno volesse davvero vincere l’oro in tiro con la pistola o vela potenzialmente avrebbe delle chance anche cominciando ad allenarsi in età non più giovanissima.

Infine, per alcune culture in cui lo sport, specialmente al femminile, è visto con sospetto, anche la semplice partecipazione ad un torneo così prestigioso è una vittoria che supera i confini dello sport. Lo pensavo stamattina seguendo la gara di qualificazione di una centometrista del Qatar, avvolta da capo a piedi in una tuta ben meno comoda di quella delle avversarie, probabilmente giunta a Londra con una motivazione non solo sportiva.

E ad alcuni creativi le Olimpiadi stimolano la fantasia:

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