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Il Lion’s Gate prima dell’alba – quando ho il privilegio e la sventura di percorrerlo a bordo di un autobus, un ponte senza inizio e senza fine, circondato da mare, grattacieli e foreste, unico belvedere sulle luci di downtown a destra e North Vancouver a sinistra, unite da uno scuro tratto di mare.

Le ventenni sulla via di casa dopo serate gagliarde trascorse nella pur non esaltante vita notturna di Vancouver, barcollanti e scalze, perchè qui non si resiste con i tacchi più di qualche ora, alla ricerca di un taxi, una poutine o del proprio iPhone per capire finalmente in che parte della città siano capitate stavolta.

Le famiglie moderne sul lungomare (seawall), lei e lui in sella a modernissime city bike che trainano la prole comodamente assicurata in quei piccoli calessi così trendy da queste parti, divisi tra il godersi spensieratamente un giro in bicicletta e lo sfoggiare con tutti gli altri il proprio stile di vita tanto ecologico – pardon – sostenibile.

L’innegabile diffusa presenza di fauna nell’area urbana e la relativamente frequente interazione con la popolazione umana, che sia una fila indiana di anatre che attraversa la Highway 99 bloccando il traffico, o una temuta puzzola che scorrazza sui marciapiedi mandando nel panico frotte di pedoni, o una famiglia di procioni che si arrampica fino al secondo piano e bussa alle finestre di casa alla ricerca di cibo.

Quell’aria frizzante e piena di attese da villaggio alpino che si respira non appena, come nei giorni scorsi, le prime nevicate imbiancano le vette e si ricomincia a parlare di tavole, scarponi, sciolina e levatacce alle cinque di mattina per essere i primissimi a solcare la neve fresca caduta durante la nottata.

North Shore

* Foto gentile concessione di Giacomo

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