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Si potrebbe subito controbattere che non si tratti di una domanda che necessiti di risposte in tempi brevi poiché le distanze, le conoscenze pratiche ed i costi coinvolti nell’esplorazione spaziale fino ad oggi non sono stati giustificati da adeguati benefici, anche solo potenziali. Ma è pure vero che le barriere tecnologiche si stanno lentamente riducendo e, se si presentassero opportunità interessanti, non sarebbe folle immaginare una nuova età dell’oro per gli spostamenti interplanetari.

Ho avuto modo in passato di affrontare l’argomento della proprietà privata ed allora suggerii come in principio -passatemi questa locuzione per indicare un tempo sufficientemente lontano nel passato- la natura ed il pianeta in particolare non fossero proprietà di nessuno ma, conferendo arbitrariamente all’umanità il possesso dell’universo, un bene condiviso. La proprietà derivò dunque da individui che rivendicarono per se stessi questo o quel terreno. Un po’ allo stesso modo in cui i bambini urlano “mio!”, o gli americani si aggiudicano il posto passeggero in auto (“shotgun!”), o tanti conquistatori hanno “colonizzato” terre inabitate. Sono arrivato prima io, l’ho detto prima io, e quindi è mio.

Pianeti

Che cosa dunque impedisce ad un tizio qualunque di spedire una sonda sulla Luna, piantare una bandierina, e reclamare la proprietà di qualche ettaro di sabbia e crateri? O cosa impedisce ad un astronomo amatoriale di scovare un nuovo corpo celeste, dargli un bel nome ed aggiungerlo al proprio stato patrimoniale (esentasse)? In fondo in passato eventi analoghi si sono verificati piuttosto spesso, ed in diversi casi i territori acquisiti erano tutt’altro che disabitati.

Qualcuno ad un certo punto ci deve aver pur pensato se nel 1967, poco più  di due anni prima dell’atterraggio sulla Luna dell’Apollo 13, Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito hanno firmato l’Outer Space Treaty. L’accordo, in seguito ratificato da altri cento paesi (e comunque tutti quelli con un programma spaziale), aveva lo scopo primario di impedire lo sviluppo di installazioni militari nell’orbita terrestre e nello spazio. Ma lo stesso trattato precisava anche come lo spazio ed i corpi celesti siano beni comuni dell’umanità ed impedisce a soggetti, organizzazioni o paesi di rivendicarne la proprietà.

Resta poco chiaro però in che modo i singoli stati possano garantire il rispetto di questa norma, visto che nessun governo ha ancora predisposto forze di polizia dotate di gazzelle spaziali ed in ogni caso le sirene nel vuoto non si sentirebbero. Se oggi dunque qualcuno costruisse un parco divertimenti sulla Luna (cit.) o catturasse un asteroide ricco di metalli, con ogni probabilità potrebbe farla franca fino allo scattare dell’usucapione.

E, ciò detto, Nettuno è mio. L’ho detto prima io.

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