Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Dopo tempo immemorabile dall’ultima volta che avevo messo piede in una sala dedicata alle prime visioni holliwoodiane, sabato scorso sono finalmente tornato al cinema per vedere Django Unchained, l’ultimo film di Quentin Tarantino. Risparmio pietosamente la mia recensione e rimando a una qualsiasi di quelle firmate da onanisti cinefili che hanno fatto tanto a gara per trovare tutte le citazioni.

A proposito del film stesso vi basti sapere che prima della proiezione avevo suggerito di cimentarsi in un drinking game e di bere ogni volta che nel film si pronunciasse la “N word”. Fortunatamente non si è poi proceduto in questo senso perchè ci avrebbero portato via in coma dopo dieci minuti. Il Nord America vanta una cultura curiosa: pronunciare la “N word” in pubblico è il gesto più volgare e condannato in assoluto, ma travestirlo da accuratezza storica per ripeterlo ogni minuto in un film è perfettamente accettabile.

Django Unchained Ma tralasciamo pure le scelte artistiche dei registi perchè quello su cui volevo inveire oggi è l’esperienza stessa dell’andare al cinema in Canada, o almeno qui a Vancouver, specialmente in confronto ai miei ricordi di quella in Italia, per esempio nei multisala fuori Milano, come l’Arcadia di Melzo o l’altro nella periferia di Pioltello.

Ora, senza perderci in lodi del passato, quando ancora vivevo a Milano, indipendentemente dal film scelto, andare al cinema era un piacere, o certamente non un fastidio. Bastava acquistare il biglietto da casa dopo aver scelto attentamente il proprio posto in sala, arrivare al cinema qualche minuto prima della proiezione e sprofondare in quelle comode poltrone imbottite giusto in tempo per un paio di trailer, utili per ricordare di spegnere il telefono e sistemare la giacca, e godersi il film con i migliori effetti audiovisivi che la tecnologia di dieci anni fa poteva offrire.

Oggi, almeno un lustro più tardi, e dalla parte dell’oceano che viene continuamente decantata come l’avanguardia delle tecnologia e la terra dei balocchi dell’intrattenimento, l’esperienza è purtroppo radicalmente differente.

Tanto per cominciare, che si acquisti il biglietto da casa o direttamente al cinema, non è possibile selezionare il proprio posto in sala. Proprio come al cinema Mediolanum negli anni ottanta. Ne consegue che è consigliabile presentarsi alla sala con un anticipo proporzionale alla popolarità del film scelto, da qualche minuto a qualche ora, per una canadesissima attesa in fila, pena ritrovarsi nei temuti posti delle prime tre file o vedere il film di fianco a sconosciuti. Ma pur arrivando con largo anticipo, all’apertura delle porte della sala anche gli ordinati canadesi rompono subito i ranghi della fila per fiondarsi sui posti migliori e per dar vita a quello straziante siparietto a base di giacche, cappelli, sciarpe, ombrelli, galosce e orsacchiotti di pelusche piazzati sulle poltroncine per tenere posto a parenti e amici. Davvero un tuffo all’indietro nel tempo nell’era delle Timberland, dei Moncler e degli Uni Posca.

In secondo luogo se l’orario ufficiale del film è alle 8.00 è assolutamente impensabile vedere i titoli di testa prima delle 9.30. Prima devono sfilare sullo schermo pubblicità a raffica dal volume crescente con il passare del tempo, minacciosi avvertimenti per chi si dimenticasse il telefono acceso, tutti i trailer dei film attesi nei prossimi diciotto mesi e di almeno un paio ancora in fase di pre-produzione, quiz e trivia a carattere cinematografico, piccole competizioni a cui partecipare con il proprio smartphone contro il resto della sala.

Per potersi godere un film di un paio d’ore se ne devono mettere da parte quattro. Il prezzo del biglietto non basta nemmeno per liberarsi della pubblicità. L’impianto audiovisivo di casa ha ormai ben poco da invidiare a quello della maggior parte delle sale. Il divano è ben più comodo delle poltroncine su cui migliaia di sconosciuti si posano ogni anno.

Qualcuno mi potrebbe gentilmente ricordare perchè esistono ancora i cinema?

Annunci