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Tre settimane fa nei pressi nella linea d’arrivo dell’annuale Maratona di Boston, sono esplose due rudimentali bombe che hanno ucciso tre persone e ne hanno ferite crudelmente centinaia. Nei giorni seguenti, grazie all’analisi delle registrazioni delle telecamere presenti sul luogo, le indagini hanno portato all’identificazione dei probabili responsabili in due fratelli immigrati dalla Cecenia e ad una successiva caccia all’uomo durante la quale uno dei sospetti è stato ucciso in un cruento scontro a fuoco mentre il secondo è riuscito a fuggire. Nel corso della giornata del 19 Aprile le forze dell’ordine hanno intensificato le ricerche costringendo la popolazione di Boston al coprifuoco ed hanno pattugliato le strade della città in assetto militare per ore, passando casa per casa alla caccia del sospetto. Un’operazione che si è rivelata vana fino al giorno successivo quando la segnalazione di un cittadino ha finalmente portato alla cattura del fuggitivo e all’epilogo degli eventi.

La mancanza di un motivo conclamato e l’estrema violenza dell’attacco hanno suscitato rabbia e sgomento. La natura artigianale degli ordigni ha ricordato a tutti come sia semplice per una mente deviata rivolgere il proprio odio nei confronti degli altri e rovinare per sempre le vite di molti. E l’apparente disinteresse nei confronti di una qualsiasi rivendicazione da parte dei responsabili ha esacerbato ulteriormente la rabbia e l’impotenza nei confronti di una strage inutile. Ed è proprio a partire da questo forte impatto che sono scaturiti i pensieri che seguono, per cercare di capire le ragioni degli avvenimenti e le reazioni che hanno causato.

Bomba

Che la coppia di fratelli ceceni fosse vicina all’estremismo islamico e che, pur avendo vissuto per anni negli Stati Uniti, non si fosse mai adattata alla nuova cultura sembra essere un fatto accertato. L’interpretazione più diffusa spiega così l’attacco e di fatto lo assimila al terrorismo alqaedista, quando questa però non è certamente l’unica ipotesi plausibile.

Innanzitutto è evidente come in questo caso si sia trattato di un’iniziativa autonoma, ben lontana dalle influenze di quella rete terroristica organizzata e ricca di mezzi che con tanto dettaglio ci è stata descritta innumerevoli volte. Lo testimoniano inequivocabilmente il piano a dir poco caotico, gli ordigni casalinghi, la mancanza di una chiara rivendicazione. Nessun lavaggio del cervello, nessun centro di addestramento in Afghanistan, nessuna arma sofisticata. Ridicolo a questo proposito che il prigioniero sia stato accusato di detenzione di armi di distruzione di massa.

In secondo luogo è lecito pensare che i due fratelli siano emigrati negli Stati Uniti per ragioni che nulla hanno a che vedere con il terrorismo. E’ invece proprio durante la permanenza sul suolo americano che le tendenze estremiste si sono sviluppate. Forse alcune delle speranze riposte nella destinazione del loro esodo sono state disattese, forse la vita in America non si è rivelata poi così pacifica, forse le tanto agognate opportunità americane non erano disponibili a loro. Difficile comunque classificare la coppia di fratelli come nemici giurati degli Stati Uniti sin dal primo momento o come una cellula dormiente.

A mio parere il movente che ha portato questi due disperati a compiere quell’orribile gesto estremo ha più in comune con la strage di Aurora che con l’attacco alle torri gemelle. Due persone con un passato difficile trapiantate in una cultura completamente differente e sottoposte a stress che evidentemente il loro impianto psichico non era pronto a sopportare. Riversare la propria disperazione fuori di sè ed attribuire la responsabilità del proprio malessere agli altri può essere uno dei primi passi che portano a considerare una resa dei conti verso chi sembra inspiegabilmente vivere meglio.

Dal punto di vista delle reazioni all’attacco da parte delle autorità vale poi la pena soffermarsi almeno sulle modalità con cui la ricerca dei due sospetti è stata condotta da parte delle forze dell’ordine per le strade di Boston. Sebbene sia comprensibile il senso di urgenza nell’assicurare i responsabili dell’attacco alla giustizia e il ripristinare il senso di sicurezza di cui la società moderna sembra avere disperato bisogno, sono rimasto estremamente sorpreso quando è di fatto stato consentito sottoporre un intero centro abitato alla legge marziale per diverse ore, forzando i cittadini nelle proprie case, impedendo le consuete attività civili e costringendo i residenti a permettere una ricerca casa per casa che ricorda da vicino i metodi della polizia di stato dei governi totalitari.

La guerra al terrorismo è stata più volte in passato pretesto per calpestare i diritti umani e civili non solo dei diretti coinvolti, ma anche del resto della popolazione e questa circostanza non ha fatto eccezione.

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