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Se volessi descrivere degnamente gli avvenimenti di quest’estate dovrei aver tenuto un giornalino come quello di Gian Burrasca. Non che ne abbia combinate di così grosse, ma la vita a volte prende a scorrere così velocemente che si fa appena in tempo a godersi un momento che è già passato e recuperarlo nella memoria, se non già descriverlo a parole, lo perturba come nell’indeterminazione di Heisenberg. Principio che, per inciso, fa capolino più spesso nei miei pensieri visto che mi sono immerso nella lettura di un libro -divulgativo per carità- di meccanica quantistica. Ne so quanto prima, ma è una lettura piacevole.

Vista la lunga assenza estiva da questo blog, coglierò l’occasione del ritorno per mettere nero su bianco i pensieri ed i ricordi di questi mesi e così creare un trait-d’union tra quell’ultimo post di Maggio e quelli che verranno.

NY skyline

Per rompere il ghiaccio c’è da notare come a Vancouver il mese di Luglio, e per la verità l’estate intera, abbia registrato un tempo atmosferico straordinariamente sereno e caldo. E per “straordinariamente” intendo che le stazioni meteorologiche non hanno registrato alcuna precipitazione durante l’intero mese. Un evento, manco a dirlo, che non si era mai verificato nella storia essendo la quotidianità di questa splendida città ben diversa.

Grazie in parte al punto precedente è stata anche un’estate all’insegna dello sport. Ho ripreso il tennis dopo tanti anni e provato per la prima volta il golf, sebbene se lo si volesse davvero considerare uno sport bisognerebbe essere onesti ed includere anche biliardo, freccette e calcio balilla. Se non sudi, non è sport.

Durante una piacevole zingarata tra amici che ci ha aperto le porte della costa atlantica degli Stati Uniti, da Boston a Cape Cod, ho finalmente colmato una lacuna culturale e visitato Nuova York, la grande mela che non dorme mai. Per rimanerne estasiati sarebbe stato meglio anticipare il viaggio di una decina d’anni, ma è senza dubbio impressionante da molti punti di vista. Non fosse altro che per l’imponente panorama architettonico e per l’essere riusciti a rendere celeberrimo quel Sancarlone di rame che è la Statua della Libertà.

E a proposito di libertà proprio negli ultimi mesi, tra l’ennesimo scandalo di sorveglianza elettronica e l’accumulo di pretesti per un nuovo conflitto sostenuti dalla solita propaganda, mi sono reso conto di quanto l’unità nazionale degli Stati Uniti si basi sulla guerra e la paura e ben poco sulla libertà di cui tanto i loro leader si riempiono la bocca. Diamo pure il benvenuto ufficiale a quello che si rivelerà essere il cattivo della storia del ventunesimo secolo.

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