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CN TowerAd ogni fine corrisponde un inizio, e queste prime settimane a Toronto per noi sono uno di questi.

Si potrebbe pensare che in un paese di trenta milioni di abitanti ogni città sia più o meno simile alle altre e che il carattere si appiattisca. Non è così. Che siano le enormi distanze, le età e le storie significativamente differenti di ciascuna provincia, o la tipologia di immigrazione, Toronto e Vancouver sono diverse più di quanto si possa immaginare.

“Mare usque ad mare” è il motto del Canada, e queste due città, distanti più di 4,000 km, si affacciano su mari e culture diverse. (Tecnicamente Toronto dà sul lago Ontario, connesso all’Oceano Atlantico attraverso il fiume San Lorenzo).

Le differenze sono innanzitutto geografiche e climatiche. Atterrando a Toronto non c’è traccia di alcun rilievo montuoso degno di nota. La pianura si estende a trecentosessanta gradi in modo uniforme, limitata solo dalla presenza dei laghi. Provenendo dalla primavera inoltrata di Vancouver, Toronto alla fine di Marzo ci ha accolto con temperature intorno allo zero che si sono protratte ancora per diverse settimane senza risparmiare addirittura qualche spruzzo nevoso. Le temperature si sono sollevate lentamente soprattutto nel corso del mese di Maggio, ma tuttora a Giugno inoltrato siamo a cavallo dei venti, seppur l’umidità a volte faccia percepire calore aggiunto.

Toronto è una metropoli e una metropoli in forte evoluzione. Se a Vancouver pensavamo di essere tutti preda degli imprenditori immobiliari, abbiamo avuto una bella sorpresa qui dove la città ha le sembianze di un enorme cantiere per progetti residenziali, infrastrutturali e di manutenzione. Nella mezzora di cammino che mi separa dall’ufficio ogni mattina non incontro meno di dieci diversi cantieri lungo la centralissima Bay Street. E non si tratta solo dei preparativi per gli ormai imminenti Pan Am Games, Toronto è il motore economico del Canada e come tale attrae costantemente professionisti e nuove attività.

Per tanti versi mi ricorda Milano. Quella sensazione di fervente attività produttiva, il carattere globale della popolazione -ben più che in una Vancouver dove l’immigrazione è prevalentemente asiatica, l’anonimato tipico dei grandi centri metropolitani, una vasta offerta artistica e culturale di qualità, la collocazione geografica favorevole. E anche climaticamente non troppo distante, anche se con una tendenza verso temperature più rigide. A questo proposito è stato piacevole ritrovare i temporali, con tanto di tuoni e fulmini, che mancano quasi completamente sulla costa Ovest.

Ciò detto, con tutto l’entusiasmo per la nuova avventura, non nego che soprattutto i primi giorni siano stati un po’ uno shock. Pur con l’esperienza metropolitana del nostro passato, non è stato facile evitare quella sensazione da provinciale che arriva in città. Il rumore, l’inquinamento, la fretta, l’impersonalità, il traffico ce li eravamo dimenticati completamente. Per un po’ siamo stati villicoli appena arrivati dalla campagna e che si guardano intorno con aria sperduta cercando di orientarsi nel nuovo ordine.

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