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snowtreeCol nostro arrivo a Toronto verso la fine di Marzo dell’anno scorso eravamo riusciti a scampare quello che, a detta di tutti, è stato uno degli inverni più rigidi di sempre. E a dire il vero anche le prime settimane di primavera hanno avuto ben poco di primaverile, specialmente per noi ex vancouveriti. Quest’inverno – lo diciamo sottovoce anche se ormai manca poco alla fine – ci è andata bene di nuovo, considerando la fama del clima del Sud Ontario. Per la maggior parte di questi mesi le temperature si sono trattenute tra zero e dieci gradi con solo una dozzina di casi in cui il freddo ha fatto sul serio portando i termometri in territorio negativo, una volta addirittura fino a -25.

Prima di Toronto, non ho mai vissuto in una città in cui abbondanti nevicate fossero abituali. A Milano si parla ancora della grande nevicata del 1984 perchè dopo di essa anche vedere la neve una volta all’anno è diventata un’eccezione. A Vancouver nevica forse due o tre volte ogni inverno, ma la temperatura mite provvede rapidamente a riportare il paesaggio alla normalità. A Toronto in generale la neve non coglie di sorpresa, intasa fitta il campo visivo, spesso per diverse ore consecutive, e resta sui tetti e sulle auto, sugli alberi e nei giardini. E’ allora che un enorme esercito di addetti pubblici e comuni cittadini spala, spazza, sparge sale e riversa sulle strade centinaia di spazzaneve – piccoli e grandi – e altri mezzi specializzati che nel giro di poche ore garantiscono la viabilità sicura e nella maggior parte dei casi garantiscono che si possa camminare per i marciapiedi sena troppo incomodo.

Nonostante questo notevole dispiego di forze, il torontano medio non appena scorge la neve nelle previsioni metereologiche raggiunge l’equipaggiamento tecnico di cui è provvisto e lo indossa con la fierezza di chi sa farsi trovare pronto. In realtà l’abilità del torontese sta nel combinare un’attrezzatura da sci alpinismo con l’abbigliamento semiformale da ufficio. Dunque la metro di affolla di impiegati che abbinano ad un bel vestito blu con cravatta degli scarponi da ghiacciaio che avvolgono la gamba ben oltre la caviglia. D’altro canto i mocassini non sono pratici per il primo tratto in slitta dalla soglia di casa alla fermata. E se il freddo è proprio irresistibile non è inusuale ricorrere ai long johns che Google traduce con “mutandoni”. Non sia mai detto che un torontista senta freddo. Per la verità si lamentano per il freddo a Vancouver ben più che a Toronto.

Scherzi a parte gli autoctoni sanno bene che non esiste freddo che non si possa affrontare con gli indumenti giusti. E temperature di decine di gradi sotto lo zero non sono prese alla leggera da nessuno in un paese in cui non è raro incontrare cartelloni pubblicitari di unguenti per curare i geloni e svegliarsi alla mattina con bassorilievi di ghiaccio scolpiti sul lato interno delle finestre.

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